Il mobbing avviene anche negli ambienti ecclesiastici

  

Il mobbing avviene anche negli ambienti ecclesiastici

di Carlo Silvano

Quando si parla di mobbing, si pensa generalmente alle aziende, agli uffici pubblici e alle grandi organizzazioni. Si considera meno la possibilità che questo fenomeno possa manifestarsi anche negli ambienti ecclesiastici, comprese le strutture amministrative, di volontariato e gli enti collegati alla vita della Chiesa.

La natura religiosa di un’istituzione non la rende automaticamente immune da conflitti, incomprensioni o comportamenti che possono compromettere la serenità delle relazioni professionali. Chi lavora in un ente ecclesiastico ha diritto, come ogni altro dipendente, a un ambiente rispettoso della dignità personale, della salute e del valore del proprio contributo.

Ho iniziato a interessarmi al tema del mobbing durante gli anni in cui lavoravo presso un ente ecclesiastico della diocesi di Treviso, esperienza professionale che si è protratta dal 2002 al 2007. Da allora, la questione della tutela della dignità dei lavoratori è rimasta al centro delle mie riflessioni.

Nel linguaggio comune, il termine mobbing viene utilizzato per descrivere situazioni caratterizzate da comportamenti ostili e ripetuti nei confronti di un lavoratore. Dal punto di vista giuridico, tuttavia, non ogni contrasto con un superiore, critica o decisione organizzativa costituisce mobbing: la valutazione richiede un esame delle circostanze concrete e degli elementi individuati dalla giurisprudenza.

Un riferimento normativo importante è l’articolo 2087 del Codice civile, che obbliga il datore di lavoro ad adottare le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei dipendenti. Anche la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 3822 del 12 febbraio 2024, ha richiamato la necessità di valutare le eventuali responsabilità connesse a condizioni lavorative nocive anche quando non risultino integrati tutti gli elementi del mobbing.

Negli ambienti ecclesiastici la questione assume una particolare rilevanza morale. Il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC) richiama il rispetto della dignità umana e i principi della giustizia sociale (CCC, 1928-1930), riconoscendo inoltre il valore del lavoro e la necessità che esso rispetti la persona (CCC, 2426-2428). Sono principi che meritano di trovare applicazione concreta anche nella gestione degli uffici, nei rapporti tra responsabili e collaboratori e nella soluzione delle controversie professionali.

Quando emergono situazioni di possibile disagio lavorativo o segnalazioni di comportamenti inappropriati all’interno di strutture ecclesiastiche, le conseguenze possono interessare non soltanto le persone coinvolte, ma anche la fiducia dei lavoratori e dei fedeli. Ne può risentire l’immagine dell’istituzione e, in determinate circostanze, anche quella dei vescovi diocesani, soprattutto quando gli ambienti interessati vengono percepiti come parte dell’organizzazione della diocesi.

Questa considerazione non implica l’attribuzione automatica di responsabilità personali ai vertici ecclesiastici. Sottolinea, piuttosto, l’importanza di organizzazioni capaci di ascoltare le segnalazioni, verificare le situazioni con imparzialità e intervenire nel rispetto dei diritti di tutte le persone coinvolte.

La prevenzione richiede procedure trasparenti, possibilità di segnalazione e attenzione ai rischi per la salute dei lavoratori. Il decreto legislativo n. 81 del 2008, all’articolo 28, include lo stress lavoro-correlato nella valutazione dei rischi per la salute e la sicurezza. La tutela di un ambiente professionale sano costituisce una responsabilità che riguarda tutte le organizzazioni, indipendentemente dalla loro natura religiosa o laica.

Affrontare questo argomento non significa alimentare polemiche contro la Chiesa né generalizzare sulla condotta di chi vi opera. Significa riconoscere che nessuna istituzione è automaticamente esente da difficoltà e che le eventuali criticità devono essere esaminate con serietà, equilibrio e rispetto delle persone.

Il mio interesse per il mobbing è nato da un’esperienza lavorativa e si è trasformato in una riflessione più ampia sulla necessità di tutelare la dignità umana in ogni contesto. La coerenza tra i valori professati e i comportamenti quotidiani rappresenta una responsabilità condivisa, particolarmente importante per le istituzioni che si richiamano a principi morali e spirituali.

Il rispetto della persona non può fermarsi alle porte della Chiesa. Anche negli ambienti ecclesiastici, giustizia, carità e trasparenza devono tradursi in relazioni corrette, ascolto reciproco e attenzione ai diritti dei lavoratori. È anche attraverso questi comportamenti concreti che le istituzioni ecclesiastiche possono offrire una testimonianza credibile dei principi che annunciano.

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Il presente blog è curato da Carlo Silvano, autore di numerosi volumi. Per informazioni cliccare sul collegamento che segue alla Libreria Feltrinelli: Libri di Carlo Silvano presso La Feltrinelli 

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