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Quando il mobbing uccide nell'anima...

Mi sono arrivate altre storie di mobbing, però, prima di renderle pubbliche, propongo l'intervista che segue all'avv. Borracelli, e che ho già pubblicato nel volume "Un lavoratore di troppo. Storie di mobbing nella Marca trevigiana". Purtroppo, per motivi di spazio, sono costretto a pubblicare solo una parte di quell'intervista. Propongo questo testo anche per ricordare la memoria di una persona barbaramente uccisa da tre balordi. Sembra che una delle prime cause celebrate per mobbing al Tribunale di Treviso riguardi un giovane ragioniere costretto a licenziarsi così da lasciare il proprio posto di lavoro ad un collega, perché così avevano deciso i suoi titolari. A raccontarmi questa triste storia è l’avv. Enio Borracelli quando, il 2 aprile del 2008, mi reco nel suo studio a Preganziol per intervistarlo. “Il mio assistito – riferisce l’avv. Borracelli – era stato assunto come impiegato in una ditta di Dosson, in provincia di Treviso, nel 1995, e a mio avviso si t...

Al mio posto? C'era un'altra!

Altra storia, altro dolore. A scrivermi è una lavoratrice sarda che ringrazio a nome di tutti i frequentatori di questo blog. Denunciare fenomeni riconducibili al mobbing è un dovere e un diritto. E' importante soprattutto dare ad altri la speranza che è possibile affidarsi alla magistratura, così come è possibile avviare concrete forme di solidarietà con i colleghi con l'obiettivo di promuovere una sana cultura negli ambienti lavorativi. Caro Carlo, grazie ancora per l'interessamento, ne avevo proprio bisogno! Avevo già pensato di scriverti direttamente prima di pubblicare qualcosa in bacheca e raccontarti, in breve, la mia storia rispondendo, in sostanza, proprio alle domande del tuo test. Cercherò di essere sintetica... spero! Sono nata in un paesino in provincia di Cagliari e, in questa città, ho studiato conseguendo la maturità classica nel 1983. In seguito mi sono iscritta in giurisprudenza, ma ho dovuto abbandonare gli studi perché - a soli 20 anni - ho perso mio pad...

Mobbing ITALIA

Informo che su Facebook è presente il gruppo "Mobbing ITALIA", dove le persone si incontrano per riflettere, parlare delle proprie storie personali e organizzare incontri pubblici, utili anche per promuovere solidarietà e cultura tra i colleghi di lavoro.

La direttrice dequalificata

La storia che segue arriva dal cuore della Sicilia e a scrivermi è una giovane donna iscritta al gruppo "Mobbing ITALIA" (Facebook). Caro Carlo, ho appena letto le tue mail e onestamente descriverti bene il mobbing che sto subendo è per me come aprire la ferita che i miei titolari mi hanno inflitto, ma visto che non voglio che continuino nel loro intento, e anche con altre persone, voglio chiarirti la situazione. Seguirò passo passo tutta la tua traccia di descrizione. Lavoro in un negozio e sono stata assunta in funzione delle mie competenze nel settore, con la promessa - da parte dei miei datori di lavoro - di essere il direttore del punto vendita e gestire il negozio al meglio delle sue potenzialità. Fatto sta che, anziché essere assunta come direttore del punto vendita, per pagarmi meno mi hanno inserito nella ditta con la qualifica di addetta al controllo vendite (quinto livello del CCNL). Io ho accettato questo per andare incontro alle esigenze azie...

Mobbing: credibilità della vittima e ruolo dei colleghi

Un problema che accomuna molte vittime del mobbing è la credibilità: gli stessi familiari e gli amici più cari stentano a credere quando un lavoratore mobbizzato racconta di episodi che si sono verificati o perdurano a suo danno nei luoghi di lavoro, e sono, in diversi casi, portati a credere che esageri e che veda nemici dappertutto. “Forse se tu ti comportassi diversamente...” oppure “devi anche capire le ragioni del capo...”, sono frasi che chi parla del mobbing subìto spesso si sente ripetere da chi non vive situazioni di disagio sul posto di lavoro. Lo stesso mobbizzato si pone degli interrogativi e cerca di comprendere dove e quando ha sbagliato, ripercorrendo a ritroso nel tempo la propria carriera lavorativa, e non gli va proprio giù il pensiero che la causa dei propri problemi lavorativi si sintetizzi in un semplice motivo: il titolare ha promesso quel posto di lavoro, a volte inteso come stipendio, ad un'altra persona, ed ora non contano nulla gli anni di lavoro, le esper...

demansionamento e dequalificazione: è mobbing?

Al giudice del lavoro Massimo De Luca (Tribunale di Treviso), ho avuto modo di porre la seguente domanda: In quali casi, a suo avviso, il demansionamento o la dequalificazione professionale di un dipendente possono essere giustificate come legittima scelta dell’azienda? Non è mai una scelta legittima, a parte la situazione eccezionale in cui il demansionamento può essere attuato col consenso del lavoratore per evitare il licenziamento qualora, all’interno della sua azienda ed in seguito ad una riorganizzazione della pianta organica, venga soppressa la sua figura professionale. Il demansionamento è l’aspetto in cui più facilmente si sostanzia il mobbing: per colpire un dipendente, il datore di lavoro si attiva per togliergli incarichi e mansioni, cerca di piegarlo assegnandogli compiti spettanti a una qualifica inferiore e tenta di farlo sentire solo come un costo per l’azienda; a tutto ciò si aggiunge un deterioramento nei rapporti fatto soprattutto di emarginazione e isolamento.

CGIL Notizie - Treviso

Nel mensile della CGIL di Treviso, numero di marzo a pag. 6, è stato pubblicato un articolo relativo al volumetto " Un lavoratore di troppo. Storie di mobbing ". L'articolo si può leggere anche su internet all'indirizzo: http://www.treviso.cgil.it/notizie/2009_3/1_16.pdf